La Lumaca

La Lumaca
La Lumaca si muove lentamente, restando sempre aderente alla Terra. Per questo motivo essa rappresenta il procedere con gradualità ma sicurezza verso un obiettivo...

sabato 31 maggio 2014



CU - CU'

ACRILICO SU TELA


AMBARABA'....CICCI'.....

ACRILICO SU TELA

venerdì 30 maggio 2014


LA DANZA DI MEROPE

(ACRILICO SU TELA)

giovedì 29 maggio 2014


NANCY & BRILLI

sabato 17 maggio 2014


IL BAOBAB: IL VENTO NON SPEZZA UN ALBERO CHE SA PIEGARSI


L'ALBERO DI TANIA

martedì 6 maggio 2014





BOB E MARLEY
ACRILICO SU TELA

domenica 27 aprile 2014

GINGER E FRED
ACRILICO SU TELA

venerdì 21 marzo 2014


MAZAPAN

ACRILICO SU TAVOLA 





PREZIOSITA'...piccoli e preziosi


L'idea nasce per impreziosire quei piccoli angoli che non possono ospitare opere di grandi dimensioni.

Della serie PREZIOSITA' fanno parte (10) tele e oggettistica varia in legno (cornici, cuori decorativi, scatoline).

Ogni tela è numerata e unica. 

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"L'arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentare con novità."
(U. Foscolo)






















martedì 28 gennaio 2014

IL MANDORLO
ACRILICO SU TELA

Nella mitologia greca, il mandorlo è collegato all'attesa del compimento di una speranza e della costanza...E' il primo a sbocciare in primavera ed è per questo che è il simbolo della speranza e del ritorno alla vita...

giovedì 16 gennaio 2014

ECO - ACRILICO SU TELA

ECO...Fenomeno acustico per cui un suono, riflesso da un ostacolo, viene udito nel punto di emissione...



sabato 7 dicembre 2013

IL MELOGRANO
ACRILICO SU TELA

Il Melograno è individuato come simbolo della vita, dell’unione e dell’amicizia. 
La dura scorza nasconde e unisce infatti tantissimi semi. 

martedì 8 ottobre 2013

L'albero di Ténéré
ACRILICO SU TELA

L'albero solitario di Ténéré rappresentava l'albero più isolato del mondo, fino a quando non venne abbattuto da un furgone. 

L'albero si trovava nel deserto del Sahara ed era attorniato 
da 400 chilometri di territorio completamente privo di piante. Ora una statua di metallo è stata collocata dove l'albero si trovava, in suo ricordo.

mercoledì 25 settembre 2013

L'INCANTATORE
ACRILICO SU TELA
LA MALEGRIA
(IL SORRISO CHE NON DIVENTA RISATA)

ACRILICO SU TELA
EDERA E DIONISO
ACRILICO SU TELA

giovedì 11 luglio 2013

SHAMASH - ACRILICO SU TELA


Un raggio di sole
è sufficiente per spazzare via molte ombre


S. Francesco d'Assisi

PER ALESSANDRO: AUGURI DI FELICITA' A TE E CRISTINA <3 nbsp="">

martedì 14 agosto 2012

LE BACCANTI


Non è sapienza il sapere,
Né andare col pensiero
Oltre l’orizzonte della morte.
Il tempo è breve:
Chi segue l’immenso
Perde l’attimo presente.
Così vivono i pazzi,
Così vivono, per me,
Gli uomini perversi.

Euripide, Baccanti

domenica 5 agosto 2012

mercoledì 25 aprile 2012

IL BOSCO


C'E' SEMPRE UN BOSCO DA ATTRAVERSARE.....

QUELLO MAGICO ED INCANTATO, DEI BAMBINI, QUELLO DELLE FAVOLE: ABITATO DA MAGICHE CREATURE, DALLE FATE, DAGLI ELFI, DAI FOLLETTI...
DOVE ACCADONO COSE MISTERIOSE, DOVE TUTTO DIVENTA POSSIBILE...

E C'E' UN BOSCO, FORSE LO STESSO, DEL QUALE SI HA TIMORE
E' QUELLO DELLE BELVE FEROCI, DEI LUPI, DEGLI ANIMALI NOTTURNI
E' QUEL LUOGO DOVE ALEGGIA LA PAURA DELL'IGNOTO

C'E' SEMPRE UN BOSCO DA ATTRAVERSARE NELLA VITA

OGNI GIORNO

SIAMO NOI A DECIDERE LO SPIRITO COL QUALE VEDERLO
PER ATTRAVERSARLO ED USCIRNE, ALLA FINE DEL SENTIERO, COL NOSTRO PICCOLO PANIERE...COMUNQUE SEMPRE RICCO....
SIAMO NOI A DARE UN NOME ALLE COSE....A CAMBIARE LA LORO PROSPETTIVA
FORSE LA PAURA PUO' DIVENTARE SOLO RISPETTO DI QUELLO CHE CON UNA LUCE DIVERSA, CON UN RAGGIO DI SOLE, ASSUME CONTORNI INASPETTATI
NON SEMPRE QUELLO CHE NON SI CONOSCE E' “CATTIVO”, AL CONTRARIO, PUO' RIVELARCI ASPETTI CHE POTREBBERO VALORIZZARE GLI INSEGNAMENTI CHE GIA' CONOSCIAMO E CHE CI SONO STATI REGALATI PER “BUONI”

C'E' SEMPRE UN BOSCO DA ATTRAVERSARE....

giovedì 5 gennaio 2012

IL MITO DI MEDUSA E LE DONNE ARRABBIATE

Le Gorgoni, in effetti raffigurano, secondo me,  la rabbia delle donne, quell’aspetto oscuro che in tutte le culture si è sempre cercato di reprimere. In particolare, delle tre mostruose sorelle, Medusa è quella che meglio rappresenta questo lato femminile.
Medusa, il cui nome in greco significa "colei che domina", inizialmente sembra essere stata una donna bellissima con capelli meravigliosi. Poseidone si innamorò di lei, si trasformò in uccello e la rapì. La sedusse nel tempio di Atena e Medusa nascose il volto dietro l'egida della dea. Atena, offesa sia per averli scoperti nel suo tempio, sia perchè la Gorgone aveva osato vantare i suoi capelli come più belli di quelli della dea, la punì trasformandola in mostro con gli occhi di fuoco, la lingua penzolante, con zanne enormi e serpi al posto dei capelli.
Quindi possiamo considerare Medusa una vittima della bramosia e prepotenza maschile e della gelosia e invidia femminile, che l’hanno trasformata in un orrendo mostro che pietrificava chiunque la guardasse.
La rabbia è da sempre considerata, in effetti, un mostro che deturpa la bellezza delle donne. Nessuno vuole stare al cospetto di una donna arrabbiata: meglio  evitarla, perché non si sa come gestirla. La nostra cultura è, in primis, lo strumento di repressione di questo aspetto dell’animo femminile, a favore di comportamenti di disponibilità, pacatezza e sottomissione. Sono queste le qualità che contraddistinguono una donna da una Gorgone.

ZAHIR - ACRILICO SU TELA

Lo Zahir, termine derivato dalla cultura araba, è un pensiero ricorrente cui la mente non riesce a smettere di pensare, il "chiodo fisso"....per me lo Zahir è il sogno da inseguire.....a qualsiasi costo....nonostante tutto.....

giovedì 22 dicembre 2011

PICTOR - Favola d'Amore (H. Hesse)

Appena giunto in paradiso Pictor si trovò dinnanzi ad un albero che era insieme uomo e donna. Pictor salutò l’albero con riverenza e chiese: “Sei tu l’albero della vita?”. Ma quando, invece dell’albero, volle rispondergli il serpente, egli si voltò e andò oltre. Era tutt’occhi, ogni cosa gli piaceva moltissimo. Sentiva chiaramente di trovarsi nella patria e alla fonte della vita.
E di nuovo vide un albero, che era insieme sole e luna. Pictor chiese: “Sei tu l’albero della vita?”.
Il sole annuì e sorrise. Fiori meravigliosi lo guardavano, con una moltitudine di colori e di luminosi sorrisi, con una moltitudine di occhi e di visi. Alcuni annuivano e ridevano, altri annuivano e non sorridevano: ebbri tacevano, in se stessi si perdevano, nel loro profumo si fondevano. Un fiore cantò la canzone del lillà, un fiore cantò la profonda ninna nanna azzurra. Uno dei fiori aveva grandi occhi blu, un altro gli ricordava il primo amore. Uno aveva il profumo del giardino dell’infanzia, il suo dolce profumo risuonava come la voce della mamma. Un altro, ridendo, allungò verso di lui la sua rossa lingua curva. Egli vi leccò, aveva un sapore forte e selvaggio, come di resina e di miele, ma anche come di un bacio di donna.
Tra tutti questi fiori stava Pictor, pieno di struggimento e di gioia inquieta. Il suo cuore, quasi fosse una campana, batteva forte, batteva tanto; il suo desiderio ardeva verso l’ignoto, verso il magicamente prefigurato.
Pictor scorse un uccello sull’erba posato e di luminosi colori ammantato, di tutti i colori il bell’uccello sembrava dotato. Al bell’uccello variopinto egli chiese: “Uccello, dove è dunque la felicità?”.
“La felicità?” disse il bell’uccello e rise con il suo becco dorato, “la felicità, amico, è ovunque, sui monti e nelle valli, nei fiori e nei cristalli”.
Con queste parole l’uccello spensierato scosse le sue piume, allungò il collo, agitò la coda, socchiuse gli occhi, rise un’ultima volta e poi rimase seduto immobile, seduto fermo nell’erba, ed ecco: l’uccello era diventato un fiore variopinto, le piume si erano trasformate in foglie, le unghie in radici. Nella gloria dei colori, nella danza e negli splendori, l’uccello si era fatta pianta. Pictor vide questo con meraviglia.
E subito il fiore-uccello cominciò a muovere le sue foglie e i suoi pistilli, già era stanco del suo essere fiore, già non aveva più radici, scuotendosi un po’ si innalzò lentamente e fu una splendida farfalla, che si cullò nell’aria, senza peso, tutta di luce soffusa, splendente nel viso. Pictor spalancò gli occhi dalla meraviglia.
Ma la nuova farfalla, l’allegra variopinta farfalla-fiore-uccello, il luminoso volto colorato volò intorno a Pictor stupefatto, luccicò al sole, scese a terra lieve come un fiocco di neve, si sedette vicino ai piedi di Pictor, respirò dolcemente, tremò un poco con le ali splendenti, ed ecco, si trasformò in un cristallo colorato, da cui si irraggiava una luce rossa. Stupendamente brillava tra erbe e piante, come rintocco di campana festante, la rossa pietra preziosa. Ma la sua patria, la profondità della terra, sembrava chiamarla; subito incominciò a rimpicciolirsi e minacciò di scomparire. Allora Pictor, spinto da un anelito incontenibile, si protese verso la pietra che stava svanendo a la tirò a sé. Estasiato, immerse lo sguardo nella sua luce magica, che sembrava irraggiargli nel cuore il presentimento di una piena beatitudine.
All’improvviso, strisciando sul ramo di un albero disseccato, il serpente gli sibilò nell’orecchio:” La pietra ti trasforma in quello che vuoi. Presto, dille il tuo desiderio, prima che sia troppo tardi!”.
Pictor si spaventò e temette di vedere svanire la sua fortuna. Rapido disse la parola e si trasformò in un albero. Giacché più di una volta aveva desiderato essere albero, perché gli alberi gli apparivano così pieni di pace, di forza e di dignità.
Pictor divenne albero. Penetrò con le radici nella terra, si allungò verso l’alto, foglie e rami germogliarono dalle sue membra. Era molto contento. Con fibre assetate succhiò nelle fresche profondità della terra e con le sue foglie sventolò alto nell’azzurro. Insetti abitavano nella sua scorza, ai suoi piedi abitavano il porcospino e il coniglio, tra i suoi rami gli uccelli.
L’albero Pictor era felice e non contava gli anni che passavano. Passarono molti anni prima che si accorgesse che la sua felicità non era perfetta. Solo lentamente imparò a guardare con occhi d’albero. Finalmente poté vedere, e divenne triste.
Vide infatti che intorno a lui nel paradiso gran parte degli esseri si trasformava assai spesso, che tutto anzi scorreva in un flusso incantato di perenni trasformazioni. Vide fiori diventare pietre preziose o volarsene via come folgoranti colibrì. Vide accanto a sé più d’un albero scomparire all’improvviso: uno si era sciolto in fonte, un altro era diventato coccodrillo, un altro ancora nuotava fresco e contento, con grande godimento, come pesce allegro guizzando, nuovi giochi in nuove forme inventando. Elefanti prendevano la veste di rocce, giraffe la forma di fiori.
Lui invece, l’albero Pictor, rimaneva sempre lo stesso, non poteva più trasformarsi. Dal momento in cui capì questo, la sua felicità se ne svanì: cominciò ad invecchiare e assunse sempre più quell’aspetto stanco, serio e afflitto, che si può osservare in molti vecchi alberi. Lo si può vedere tutti i giorni anche nei cavalli, negli uccelli, negli uomini e in tutti gli esseri: quando non possiedono il dono della trasformazione, col tempo sprofondano nella tristezza e nell’abbattimento, e perdono ogni bellezza.
Un bel giorno, una fanciulla dai capelli biondi e dalla veste azzurra si perse in quella parte del paradiso. Cantando e ballando la bionda fanciulla correva tra gli alberi e prima di allora non aveva mai pensato di desiderare il dono della trasformazione. Più di una scimmia sapiente sorrise al suo passaggio, più di un cespuglio l’accarezzò lieve con le sue propaggini, più di un albero fece cadere al suo passaggio un fiore, una noce, una mela, senza che lei vi badasse.
Quando l’albero Pictor scorse la fanciulla, lo prese un grande struggimento, un desiderio di felicità come non gli era ancora mai accaduto. E allo stesso tempo si trovò preso in una profonda meditazione, perché era come se il suo stesso sangue gli gridasse :” Ritorna in te! Ricordati in questa ora di tutta la tua vita, trovane il senso, altrimenti sarà troppo tardi e non ti sarà più data alcuna felicità”. Ed egli ubbidì.
Rammemorò la sua origine, i suoi anni di uomo, il suo cammino verso il paradiso, e in modo particolare quell’istante prima che si facesse albero, quell’istante meraviglioso in cui aveva avuto in mano quella pietra fatata. Allora, quando ogni trasformazione gli era aperta, la vita in lui era stata ardente come non mai! Si ricordò dell’uccello che allora aveva riso e dell’albero con la luna e il sole; lo prese il sospetto che allora avesse perso, avesse dimenticato qualcosa, e che il consiglio del serpente non era stato buono.
La fanciulla udì un fruscio tra le foglie dell’albero Pictor, alzò lo sguardo e sentì, con un improvviso dolore al cuore, nuovi pensieri, nuovi desideri, nuovi sogni muoversi dentro di lei. Attratta dalla forza sconosciuta si sedette sotto l’albero. Esso le appariva solitario, solitario e triste, e in questo bello, commovente e nobile nella sua muta tristezza; era incantata dalla canzone che sussurrava lieve la sua chioma. Si appoggiò al suo tronco ruvido, sentì l’albero rabbrividire profondamente, sentì lo stesso brivido nel proprio cuore. Il suo cuore era stranamente dolente, nel cielo della sua anima scorrevano nuvole, dai suoi occhi cadevano lentamente pesanti lacrime. Cosa stava succedendo? Perché doveva soffrire così? Perché il suo cuore voleva spaccare il petto e andare a fondersi con lui, con esso, con il bel solitario? L’albero tremò silenzioso fin nelle radici, tanto intensamente raccoglieva in sé ogni forza vitale, proteso verso la fanciulla, in un ardente desiderio di unione. Ohimé, perché si era lasciato raggirare dal serpente per essere confinato così, per sempre, solo in un albero! Oh, come era stato cieco, come era stato stolto! Davvero allora sapeva così poco, davvero allora sapeva così poco, davvero era stato così lontano dal segreto della vita? No, anche allora l’aveva oscuramente sentito e presagito, ohimé! E con dolore e profonda comprensione pensò ora all’albero che era fatto di uomo e di donna!
Venne volando un uccello, rosso e verde era l’uccello, ardito e bello , mentre descriveva nel cielo un anello. La fanciulla lo vide volare, vide cadere dal suo becco qualcosa che brillò rosso come sangue, rosso come brace, e cadde tra le verdi piante, splendette di tanta familiarità tra le verdi piante, il richiamo squillante della sua rossa luce era tanto intenso, che la fanciulla si chinò e sollevò quel rossore. Ed ecco che era un cristallo, un rubino, ed intorno ad esso non vi può essere oscurità.
Non appena la fanciulla ebbe preso la pietra fatata nella sua mano bianca, immediatamente si avverò il sogno che le aveva riempito il cuore. La bella fu presa, svanì e divenne tutt’uno con l’albero, si affacciò dal suo tronco come un robusto giovane ramo che rapido si innalzò verso di lui.
Ora tutto era a posto, il mondo era in ordine, solo ora era stato trovato il paradiso, Pictor non era più un vecchio albero intristito, ora cantava forte Pictoria. Vittoria. Era trasformato. E poiché questa volta aveva raggiunto la vera, l’eterna trasformazione, perché da una metà era diventato un tutto, da quell’istante poté continuare a trasformarsi, tanto quanto voleva. Incessantemente il flusso fatato del divenire scorreva nelle sue vene, perennemente partecipava della creazione risorgente ad ogni ora.
Divenne capriolo, divenne pesce, divenne uomo e serpente, nuvola e uccello. In ogni forma però era intero, era un “coppia”, aveva in sé luna e sole, uomo e donna, scorreva come fiume gemello per le terre, stava come stella doppia in cielo.

domenica 18 dicembre 2011

martedì 13 dicembre 2011

IL SICOMORO: FRA CIELO E TERRA (ACRILICO SU TELA)

Alla fine scoprirai che le cose più leggere son le uniche
che il vento non è riuscito a portar via
un ritornello antico
una carezza al momento giusto
lo sfogliare un libro di poesie
l'odore stesso che aveva un giorno il vento.
( Mário Quintana)

sabato 10 dicembre 2011

martedì 6 dicembre 2011

IL VENTO

Bussò il vento come un uomo stanco
e io senza indugio
da padrona di casa dissi "avanti",
ed esso venne dentro.

Un ospite veloce, senza piedi,
cui offrire una sedia era impossibile
come invitare l'aria
ad accomodarsi sul sofà.

Non aveva ossatura a sostenerlo.
Il suo parlare era come l'empito
di tanti colibrì in una volta
dall'alto di un cespuglio,

il suo volto un'ondata.
mentre passava le sue dita sparsero
una musica, come un'armonia
vibrante soffiata sopra un vetro.

Sempre aleggiando fece la sua visita,
poi come un uomo timido
bussò ancora - a raffica, nervoso -
e io rimasi sola.

(E. Dickinson)

lunedì 31 maggio 2010

IL DESIDERIO DI DIPINGERE

Sventurato può essere l'uomo, ma felice l'artista che il desiderio strazia!


Io brucio di dipingere quella che di rado mi apparve e che sparì troppo in fretta, come una cosa bella da rimpiangere lasciatasi dietro dal viaggiatore portato nella notte. Come è già tanto tempo da che essa svanì!

E' Bella, e più che bella: è sorprendente. In lei il nero abbonda: e da lei ogni ispirazione è notturna e profonda. Ha occhi come antri in cui scintilla vago il mistero e il suo sguardo illumina come la folgore: è un'esplosione nella tenebra.

Vorrei somigliarla ad un sole nero, se mai ci fosse un astro nero che versi la luce e la felicità. Ma lei più volentieri richiama alla mente la luna, che senza dubbio l'ha marchiata del suo temibile influsso: non la luna candida degli idilli, che somiglia a una gelida sposa, ma la luna sinistra e snervante, sospesa in fondo a una notte di bufera e travolta dalle nuvole in corsa. Non la placida discreta luna che visita il sonno degli uomini puri; ma la luna strappata dal cielo vinta e ribelle, che le Stregonesse tessale costringono duramente a ballare sull'erba in terrore!

Nella sua stretta fronte abitano la volontà tenace e la passione per la preda. Più in basso, nell'inquietudine del viso, dove le nobili narici aspirano l'ignoto e l'impossibile, lampeggia, in grazia inesprimibile, il riso di una grande bocca, rossa e bianca, e deliziosa, che fa pensare al miracolo di un fiore superbo sbocciato in una pietra vulcanica.

Vi sono femmine che istigano la voglia di batterle e trionfare di loro: ma lei regala il desiderio di lentamente morire sotto il suo sguardo.


CHARLES BAUDELAIRE

NOI


Ho scoperto il paradosso
che se ami fino a soffrire
non ci sarà più sofferenza,
ma solo amore.

MADRE TERESA

10 MARZO 2010 - LA SPOSA -


"Se esistesse soltanto una verità, uno non potrebbe dipingere 100 tele sullo stesso tema."

CHE LA MUSICA DORMA


"Per disegnare devi chiudere gli occhi e cantare."
PABLO PICASSO

POESIA


Non giudicare sbagliato ciò che non conosci, prendi l'occasione per comprendere.
PABLO PICASSO

LA SIRENA IO LA MUSICA NEL CUORE


"Il rosso, il bianco e l'azzurro. E poi il rosso sul bianco e ancora tanto bianco; ancora tanto azzurro. Lo sguardo spiazzava in alto per cercare disperatamente lassù qualche appiglio, un aiuto. Ma non c'era niente a cui appigliarsi, tranne l'azzurro profondo e schietto del cielo che stava là immobile e assente a guardarlo. Il bianco freddo gli dava una piacevole sensazione a contatto col calore del rosso; tuttavia il bianco freddo paralizzava quasi completamente molte parti del corpo. Penso che i colori erano una splendida creazione della natura e che il nostro occhio percepiva tramite essi il multiforme e variopinto aspetto della realtà delle cose in tutta la loro bellezza."

LA SIRENA IO LA MUSICA NEL CUORE


"La passione tinge dei propri colori tutto ciò che tocca"

(Baltasar Gracián y Morales)